Disposizioni di attuazione del Jobs Act: quali rischi per la privacy dei lavoratori?

di Alessandro Del Ninno - Prof. Avvocato, Studio Legale Tonucci & Partners

Sta facendo molto scalpore sui media e negli ambienti di lavoro e sindacali la nuova disciplina sui controlli a distanza dei lavoratori contenuta nello schema di decreto legislativo che - tra gli altri - attua le ulteriori deleghe della legge n. 183/2014 recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, nota come “Jobs Act”.

 

Dopo l’entrata in vigore – lo scorso 7 Marzo 2015 – della riforma del mercato del lavoro (con il nuovo contratto a tutele crescenti, la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, etc.), lo scorso 11 Giugno il Governo ha licenziato nel Consiglio dei Ministri 3 schemi di decreto legislativo, tra i quali – ai fini di analisi che qui interessano – quello recante la nuova disciplina del controllo a distanza dei lavoratori contenuta nel decreto recante “Diposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di lavoro e pari opportunità” che attualmente si trova all’esame delle Commissioni parlamentari competenti per la resa di un parere (non vincolante) entro 30 giorni. La prima considerazione da fare per correttezza formale, dunque, è relativa alla non definitività dei testi delle norme che nel prosieguo si analizzeranno e commenteranno, anche se – in sostanza – la disciplina finale dovrebbe risultare (salvo stravolgimenti politici che già sono in atto, considerando la netta presa di posizione dei sindacati)  identica e priva di cambiamenti rispetto ai testi inviati all’esame delle Commissioni, stante la non vincolatività del parere e i tempi di scadenza della delega principale.
Liberalizzazione dei controlli datoriali? Leggendo sui media e sugli organi di stampa di questi giorni i primi commenti sul “nuovo” controllo dei lavoratori, emerge una semplificazione tutta giornalistica per cui le nuove norme introdurrebbero una radicale liberalizzazione dei controlli datoriali, per lo meno con riferimento a strumenti affidati al lavoratore per l’esecuzione della prestazione lavorativa, quali ad esempio PC, smartphone aziendali, tablet e similari.
Come si cercherà di illustrare nella presente analisi, tale semplificazione è del tutto errata. Difatti, una attenta lettura delle nuove norme (per le quali, ancora una volta, il Legislatore adotta una tecnica redazionale imprecisa e carente) evidenzia che la riforma creerà una serie di gravi criticità interpretative, soprattutto per il necessario coordinamento tra la nuova disciplina “lavoristica” dei controlli a distanza dei lavoratori e il previgente quadro normativo in materia di tutela dei dati personali dei lavoratori sui luoghi di lavoro, che proprio in materia di trattamento dei dati personali implicato dai controlli degli strumenti affidati in uso ai lavoratori già detta dal 2007 una dettagliata disciplina privacy che entra ora in palese contrasto con le nuove norme del decreto in esame.



— L’attuale disciplina normativa sul controllo a distanza dei lavoratori: art. 4, legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori)

— Articolo 23 dello schema di d.lgs. e le principali novità in materia di controllo a distanza dei lavoratori

— Le principali criticità applicative del nuovo articolo 4 dello Statuto dei lavoratori

— Gli effetti pratici del rinvio al Codice della privacy per il controllo a distanza dei lavoratori contenuto nella riforma dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori

— Cenni alle Linee Guida del Garante sul monitoraggio di email e internet sui luoghi di lavoro

fonte: http://www.dirittoegiustizia.it/speciali/12/0000074279/Nuove_disposizioni_di_attuazione_del_Jobs_Act_quali_rischi_per_la_privacy_dei_lavoratori.html

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